Ci sono alcuni posti al mondo che possono vantare di insediamenti abitati all’interno di lagune paludose. Il più famoso al mondo è indubbiamente la Laguna di Venezia.
Tra i luoghi meno conosciuti, ci sono invece le paludi del delta di Tigri ed Eufrate nell’area sudorientale dell’Iraq e ai confini con l’Iran, una zona abitata dai Ma’dan,  conosciuti anche come “Arabi delle Paludi”.
La panoramica che si presenta a chi raggiunge questo territorio è surreale: centinaia di piccole case costruite con giunchi, canne e foglie secche costruite dai Madan per vivere nella palude. Gli esploratori lo hanno ribattezzato “La Valle dell’Eden”.
Questa antica popolazione, erede dei Babilonesi e degli Assiri, rischia oggi di scomparire a causa della folle politica adottata dai governi dell’Iraq e dell’Iran negli ultimi anni.

La zona è stata abitata continuamente per oltre 5.000 anni, e al suo picco ospitava mezzo milione di abitanti, che vivevano su abitazioni costruite su piccole isolette in mezzo alla laguna paludosa. Uno degli aspetti degni di nota della cultura locale sono le abitazioni in legno, particolarmente curate dal punto di vista estetico ma realizzato esclusivamente di materiale locale, specialmente di canne raccolte dalla palude.
Ma’dan significa “abitante della pianura” e con tale termine, in senso dispregiativo, le tribù del deserto si riferivano agli abitanti dei bacini fluviali iracheni e gli abitanti delle paludi. Molti degli abitanti delle paludi furono trasferiti quando le paludi furono prosciugate durante e dopo le rivolte del 1991 in Iraq,  e si pensava che la popolazione fosse stata completamente dispersa e la cultura cancellata.

Dopo l’invasione dell’Iraq da parte degli USA nel 2003, le politiche di prosciugamento delle paludi si sono fermate, e i Ma’Dan hanno potuto ricostruire le loro città. Le condizioni di vita però nella zona sono difficili, dato che scarseggia l’acqua potabile, così come ogni genere di infrastruttura, scoraggiando molti dal tornare. Alcune associazioni si sono attivate per cercare di salvare la cultura locale, offrendo aiuti e supporto agli abitanti della regione.


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