In un periodo in cui lo spreco di materiale, di territorio, di energia, di acqua è incalcolabile, questo tipo di costruzione sembra ‘genuina’ perché frutto di un plurisecolare lavoro compiuto dall’uomo sulla natura per trasformarla, ma senza violenza e con rispetto, in un equilibrato rapporto tra uomo e ambiente, sicuramente da prendere come esempio.
Si può anche affermare che il trullo sia un prototipo di casa passiva perché erano tanti gli accorgimenti adoperati per isolarlo termicamente:
la notevole inerzia termica della pietra, lo spessore delle pareti (da 1,5 a 2,5 metri), uno strato isolante interno sia nella muratura di base che nel cono di copertura, la disposizione del fronte principale verso meridione, la riduzione delle finestre al minimo e prevalentemente rivolte a sud per catturare i raggi del sole, la protezione di questo fronte con un pergolato di viti ad alto fusto che poi in inverno perdeva le foglie.
Lo sfruttamento dei materiali disponibili sul luogo, il tipo di costruzione che garantisce al suo interno il fresco durante l’estate e l’isolamento contro il freddo d’inverno, senza supporti artificiali.
Tutto ciò è ottenuto nel rispetto dell’ambiente circostante sfruttando le sue risorse in modo moderato e intelligente.

I trulli nascono come abitazioni rurali che avevano originariamente un uso residenziale-agricolo e servivano come struttura stagionale a carattere temporaneo, cioè esaurita la loro funzione potevano essere demolite.
Poi sono passati a residenza stabile, mantenendo la forma ma cambiando tecniche costruttive (muratura e recentemente calcestruzzo).
Le cosiddette casette erano realizzate senza uso di centinature, con attrezzature molto semplici come martelline e asce per tagliare e sbozzare i conci, ma soprattutto erano interamente ‘a secco’, alcune volte si usava un legante a base di terra e paglia, il bolo.
Forza di gravità ed attrito garantivano l’equilibrio e la staticità della struttura grazie anche alla scabrosità del materiale e all’incastro di scaglie di pietra tra i giunti.
L’intersezione delle coperture ed un apposito sistema di canalizzazione convogliava la preziosa acqua piovana dall’alto fino ad una cantina sotterranea ed un camino, a volte una vera e propria stanza–camino, serviva non solo per produrre calore in inverno, ma anche per generare moti di ventilazione durante il periodo estivo e per cuocere gli alimenti. Solitamente la stanza centrale più grande aveva un soppalco in legno per la conservazione delle derrate alimentari ma anche per evitare dispersione di calore verso l’alto nelle stagioni fredde e per isolare il calore che in estate penetrava dalla copertura.

Ciò che lo rende un’architettura sostenibile è proprio la sua forma:
La forma compatta a pianta quasi quadrata e le coperture coniche costituiscono un buon compromesso tra difesa dalla radiazione e utilizzo dei guadagni solari.
In inverno il calore accumulato nella cupola durante il giorno viene trasmesso di notte, anche all’interno degli ambienti, grazie anche alla muratura a secco, di calcare duro e compatto in blocchi, di elevato spessore (1-2 m).
Singolare è la falsa cupola, molto leggera e di spessore decrescente verso la cuspide: realizzata mediante la sovrapposizione di filari concentrici, chiusi alla sommità da un tipico elemento cuspidato che termina con una sfera o un pinnacolo, il suo spessore permette di trattenere il calore e disperderlo per irraggiamento durante la notte.
Il comportamento del trullo è simile a quello di un ambiente ipogeo: la grande massa di pietra, spesso associata ad una vasca d’acqua di accumulo sotterranea, diminuisce, d’estate, la temperatura interna rispetto a quella esterna di 6-7 °C.
Tutto ciò garantisce un buon raffrescamento estivo, connesso alla ventilazione attraverso le forature della pseudo-cupola ed al colore chiaro (calce) della superficie esterna.


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