L’architettura vernacolare rappresenta il risultato di una stratificazione di conoscenze empiriche, segni e linguaggi, che hanno preso forma, attraverso un lungo processo di tentativi ed errori, in stretta relazione con la morfologia dei luoghi, le risorse locali, le caratteristiche climatiche e ambientali e le esigenze socio-economiche, culturali e di protezione dall’ambiente di una determinata comunità.
Le culture costruttive locali dell’architettura vernacolare forniscono un catalogo straordinario di conoscenze tecnologiche ed ambientali che possiamo sintetizzare in 15 principi di sostenibilità.

1. Rispettare il contesto ambientale e il paesaggio.
L’habitat vernacolare si integra con la morfologia del terreno e le caratteristiche ambientali in accordo con il genius loci del sito.

2. Beneficiare dalle risorse naturali e del clima.
Gli insediamenti vernacolari si adattano alle caratteristiche bioclimatiche del sito (orientamento solare, correnti d’aria, presenza d’acqua, morfologia del terreno, inerzia termica del suolo, vegetazione), attraverso scelte tipologiche e tecnologiche, per trarne beneficio.

3. Ridurre l’inquinamento e lo spreco dei materiali.
Nell’architettura tradizionale i materiali impiegati per la costruzione sono estratti ed utilizzati in loco o a breve distanza, riducendo l’impatto ambientale legato ai trasporti; la trasformazione è ridotta e richiede un basso consumo di energia; i materiali naturali sono riutilizzabili e riciclabili.

4. Favorire il benessere termo-igrometrico.
Nell’architettura tradizionale sono riscontrabili numerosi dispositivi tecnologici e soluzioni tipologiche che, adattandosi alla variabilità stagionale o giornaliera dei fattori climatici, possono influenzare positivamente il comfort termico degli spazi interni, attraverso il controllo delle radiazioni solari, dell’illuminazione, della ventilazione naturale e dell’umidità di spazi interni.

5. Mitigare gli effetti dei rischi naturali.
Nei contesti particolarmente soggetti a rischio sismico e idrogeologico, è frequente riscontrare strategie costruttive capaci di migliorare la resilienza dell’habitat in seguito all’evento catastrofico.
Le soluzioni tecniche cambiano in base al fattore di rischio, alla cultura locale, alle risorse disponibili, agendo dai dettagli costruttivi per migliorare la resistenza o l’elasticità dell’edificio, alla pianificazione territoriale. La sostenibilità socio-culturale è intesa come la capacità di garantire e rafforzare il senso di appartenenza, la diversità culturale, le conoscenze locali e il know-how, il benessere personale e comunitario, il riconoscimento dei valori culturali (tangibili e intangibili) e la coesione sociale. Sono stati individuati i seguenti cinque principi nell’ambito della sostenibilità socio-culturale.

6. Proteggere il paesaggio culturale.
Il patrimonio vernacolare è parte dei paesaggi culturali che sono stati modellati e conservati dall’uomo nel corso dei secoli, il cui valore risiede nell’armonia fra l’intervento sapiente dell’uomo e il patrimonio naturale: flora, fauna, ampie vallate, terrazzamenti, canali per la gestione dell’acqua, etc., rappresentano l’opera combinata ed equilibrata della natura e dell’uomo.

7. Tramandare le culture costruttive.
Le culture costruttive sono parte essenziale dell’identità non solo del manufatto architettonico, ma anche del pensiero tecnico di un gruppo umano in un intervallo spazio temporale, e costituiscono un importante veicolo di apprendimento sui processi di evoluzione e sulle condizioni di adattamento che hanno consentito di stabilire un rapporto sapiente con l’ambiente .
I processi di trasmissione delle culture costruttive fra generazioni sono fondamentali per garantire la manutenzione, la conservazione e in generale il valore degli habitat.

8. Stimolare soluzioni innovative e creative.
Molte soluzioni adottate nell’architettura vernacolare esprimono una creatività sorprendente, che riflette un alto grado di intelligenza collettiva, e sono frutto di un processo di sperimentazione, che con il tempo si è trasformato in esperienza.

9. Riconoscere i valori intangibili.
Le dimensioni sociali e culturali dell’architettura vernacolare si riflettono anche nei valori immateriali di chi ha costruito e vissuto quello spazio. Questa memoria collettiva esprime attaccamento alle varie forme di sacralità, alle espressioni di simbolismo e identità associati ai sistemi di costruzione, e ai dispositivi di protezione apotropaiche.

10. Incoraggia la coesione sociale.
Gli spazi collettivi in cui si svolgono le attività lavorative (lavatoi e fontane, piazze, mercati coperti e laboratori) o le attività ricreative (gallerie o sistemi di ombreggiamento), riflettono il bisogno degli abitanti di comunicazione, scambio, socialità, condivisione e risoluzione dei problemi della collettività. La sostenibilità socioeconomica fa riferimento alla capacità di produrre e mantenere all’interno del territorio il massimo del valore aggiunto per garantire il benessere sociale, In questo ambito sono stati identificati i seguenti principi.

11. Favorire l’autonomia.
L’habitat vernacolare rafforza l’autosufficienza delle comunità, ossia la capacità di produrre cibo, energia, materiali per la costruzione e servizi necessari al sostentamento, grazie all’integrazione fra spazi residenziali e produttivi, all’autocostruzione, alla presenza di orti, spazi per l’allevamento domestico, sistemi collettivi o individuali per la trasformazione e la conservazione dei prodotti alimentari.

12. Promuovere attività locali.
L’habitat favorisce la produzione, la lavorazione e lo scambio locale. Nei contesti tradizioni la filiera produttiva, sia per quanto riguarda la produzione di beni materiali, che di manufatti edilizi, si realizza in uno spazio limitato, favorendo lo sviluppo della manodopera e dell’economia locale.

13. Ottimizzare gli sforzi costruttivi.
L’habitat vernacolare ottimizza l’energia necessaria per costruire, adottando dimensioni appropriate per gli edifici, incentivando l’uso condiviso di spazi comuni, tecniche costruttive semplici, materiali locali e a bassa trasformazione e riducendo al minimo il trasporto delle materie.

14. Prolungare la durata degli edifici.
Le costruzioni tradizionali sono realizzate con tecnologie semplici e spesso durature.
Nelle comunità in cui la cultura costruttiva è viva e si continua a tramandare, i processi di manutenzione e adattamento delle abitazioni sono spesso gestiti dagli stessi abitanti.

15. Risparmiare risorse.
Il risparmio delle risorse, anche economiche, si realizza grazie all’utilizzo di materiali locali, alla condivisione di sistemi di produzione dell’energia, di infrastrutture, beni comuni, all’uso di sistemi passivi e di accorgimenti per ridurre le perdite di energia.


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